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Scattano sabato 4 gennaio i saldi invernali

Confcommercio stima che si spenderanno complessivamente 5,4 miliardi di euro, pari al 18% del fatturato annuo del settore, con una spesa media a persona di 148 euro.

L'appuntamento con i saldi invernali è fissato in tutta Italia per sabato 4 gennaio 2014.

(fatta eccezione solo per la Basilicata e la Campania dove sono partiti il 2 gennaio).
L'Ufficio Studi di Confcommercio ha stimato che ogni famiglia, in occasione dei saldi invernali, spenderàmediamente 340euro, principalmente per l'acquisto di capi d'abbigliamento, calzature ed accessori, il che significa una spesa media a persona di 148,00 euro.
Un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro che è pari al 18% del fatturato annuo del settore, comunque inferiore a quello dello scorso anno

Dati Ufficio Studi Confcommercio Nazionale

Valore Saldi Invernali (miliardi di euro)                          5.4
Peso % Saldi Invernali sul totale della spesa
per l'abbigliamento e calzature                                   18,0
Famiglie Italiane (numero in milioni)                            25,8
Famiglie che acquistano in saldo (in milioni)                 16,0
Acquisto medio a famiglia per Saldi In vernali(euro)  340,00
Numero medio dei componenti per famiglia                   2,3
Acquisto medio prò capite nel saldi invernali (euro)   148,00
Per quanto riguarda nello specifico ASTI e provincia, va detto che le medie di spesa pro-capite e per famiglia sono inferiori rispetto alle medie nazionali (-12%) il che secondo il nostro Ufficio Studi determina la seguente situazione:
spesa media a famiglia di                                      299,20 euro
ed una spesa pro capite di                                   130,24 euro
Dato che nella sostanza dovrebbe confermare per il 2014 gli stessi fatturati del 2013.
Confcommercio, come avviene da anni, monitorerà settimanalmente anche la situazione 2014, per fornire dati reali, su cui fare eventuali vantazioni.

"È stato un anno difficilissimo - afferma Claudio Bruno, Direttore dell'Ascom Confcommercio di Asti - sono diminuiti i consumi del 2,4 %, i redditi sono tornati ai livelli del 1986, con una pressione fiscale che resterà ferma al 44% fino al 2016. Questi sono i dati, purtroppo reali, che concorrono a creare un clima di sfiducia e che fanno calare i consumi. Siamo tornati ai livelli di 27 anni fa, un fatto impensabile, che aumenta un sentiment negativo in ben il 66% degli italiani". "Bisogna, per dirla in un modo molto semplice - continua Claudio Bruno - mettere più soldi nelle tasche degli italiani e sarà fondamentale farlo prima possibile per invertire la tendenza della spesa delle famiglie e per non mettere a rischio di chiusura un numero sempre più elevato di piccoli negozi ed esercizi di vicinato. "Possibilità che non vedo nella "legge di stabilità" è questo ci preoccupa - sottolinea ancora Claudio Bruno - il commercio in tutta questa "faccenda" sta pagando pesantemente colpe non proprie; va affrontato prima possibile il tema del lavoro cominciando col correggere certi errori e storture introdotte dalla Legge Fornero".
"Quello che certamente auspico è che in occasione dell'avvio di questi saldi, non venga meno quella sana aspettativa - conclude Bruno - che nasce anche dal fatto che i consumatori sono in grado di distinguere e quindi di prediligere il binomio qualità - prezzo del dettaglio plurimarca di qualità".
"Convengo sul fatto che dopo un lungo periodo cosi duro ed austero -aggiunge Dino Penna Presidente di Federmoda Asti - prima o poi (speriamo prima possibile perché certi settori merceologici stanno agonizzando...) dovremo assistere ad un’inversione di tendenza della spesa e spero che, nonostante le preoccupazioni, la demoralizzazione e lo sconforto, gli italiani e gli astigiani in particolare, non rinuncino al tradizionale e straordinario rito dei saldi, capace tra l'altro di attrarre anche numerosi turisti amanti del bello, del buon gusto e del fashion, che solo i negozi storici e di vicinato sono in grado di proporre".


Le regole base per un corretto acquisto

Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, Confcommercio ricorda alcuni principi di base:

1. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (art. 1519 ter cod. civile introdotto da D.L.vo n. 24/2002). In questo caso scatta l'obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

2. Prova dei capi: non c'è obbligo. E' rimesso alla discrezionalità del negoziante.

3. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante.

4. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi appartenenti non alla stagione in corso.

5. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.Confcommercio segnala, inoltre, le varie iniziative promosse

sull'intero territorio nazionale da Federazione Moda Italia, come "Saldi Chiari", "Saldi Trasparenti", "Saldi Tranquilli".

 

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